Ivan, è il primo libro che scrivi con Paolo Masotti, come è stato lavorare a un libro con lui?
Conosco Paolo da diversi anni, già da quando scrissi il mio primo libro e fui ospite di Officine Romane per presentarlo, nel 2011. Da allora siamo sempre rimasti in contatto, incontrandoci anche in vacanza. Ed è proprio in uno di questi momenti lontani dalla frenetica quotidianità che, ad agosto del 2023, gli chiesi di intervenire nel progetto. Ero certo che la conoscenza della storia della motorizzazione della Polizia – già evidenziata in altre opere – sarebbe stata il volano per NERO ALFA, un libro per il quale ci siamo entrambi spesi con entusiasmo, confrontandoci continuamente anche nella scelta degli episodi da inserire. E’ stato un lavoro certosino anche per la necessità di spaziare in un arco temporale che raccogliesse la storia d’Italia del Novecento, vista – ovviamente – dal parabrezza di un’Alfa Romeo.
Come vi siete divisi i capitoli?
Avevo già scritto alcuni capitoli, lo ammetto. Ma continuavo a elaborare l’idea che fosse possibile migliorarli inserendo dettagli unici e importanti, di non facile reperimento se non con una ricerca più mirata. Quando ho proposto la collaborazione a Paolo, ho letto subito nel suo sorriso l’entusiasmo e la voglia di far bene e così è stato. Ci siamo divisi i compiti, scrivendo ciascuno dei capitoli. Poi, invertendo gli episodi, ognuno di noi ha riletto il lavoro dell’altro, integrandolo con dati e curiosità trovate nelle rispettive ricerche per le quali abbiamo operato separatamente proprio per ampliare lo spettro di possibilità che le nostre fonti ci offrivano.
L’introduzione e la prefazione di Danilo Moriero, direttore di ANCI Città dei Motori e della giornalista crime Laura Marinaro, poi, hanno chiuso il cerchio di un lavoro per il quale i lettori, spesso, ci scrivono con soddisfazione.
Quale è stato il capitolo più difficile da scrivere per reperire materiale?
Nessun capitolo è stato scritto senza che non siano state vagliate le fonti, soprattutto attraverso la lettura di diversi articoli di giornale dell’epoca. Siamo andati alla radice, chiedendo supporto d’archivio a diverse testate nazionali e locali che, nell’occasione, desidero ringraziare ancora una volta per la collaborazione fornitaci.
Nulla è semplice e scontato in un libro come questo. Abbiamo trovato anche molte contraddizioni e leggende createsi nel corso del tempo che, proprio grazie alla ricerca, siamo riusciti a “smontare” riportandole a verità storica. Tra tutti, ad esempio, un episodio entrato nella storia della cinematografia, ovvero quello dedicato al superpoliziotto Armando Spatafora, che la leggenda vorrebbe essersi lanciato lungo la scalinata romana di Trinità dei Monti all’inseguimento di un malfattore. Come è andata veramente e quale auto guidasse nell’occasione, lo potrete leggere solo in NERO ALFA.
Sappiamo che il prossimo libro sarà sulla Giulietta 116, che ricordi hai legati a questa autovettura?
A distanza di pochissimi mesi è già tempo di parlare del prossimo libro. Sempre per la Giorgio Nada Editore – per la quale ho scritto già diversi titoli – a inizio marzo verrà pubblicata nella collana ‘Le vetture che hanno fatto la storia’ la monografia dedicata a questo modello, per troppo tempo relegato a un ruolo marginale, oppressa dalla presenza della più grande e celebre Alfetta. Ma l’Alfettina (come venne soprannominata) ha avuto un ruolo importantissimo nella storia dell’Alfa Romeo. Partendo dalle origini del segmento (e del nome), nel libro viene ripercorsa la storia, sia dal punto di vista tecnico che sociale, anche attraverso la voce e il volto di chi con quell’auto ha corso nei rally, l’ha portata al cinema e perché no: l’ha personalizzata secondo i dettami della moda del momento.
Se mi chiedete invece il motivo per cui abbia voluto dedicargli quest’opera, la risposta è una sola: perché è un’Alfa Romeo e dopo l’Alfasud, con tanti sacrifici mio padre, ne comprò una, usata.
Oggi il ricordo di quei giorni è pura poesia nella mia memoria…



