Paolo, come è stato scrivere un libro con Ivan?
Ti rispondo di getto: un onore. Un onore perché, avendo avuto il piacere di conoscere, ascoltare e leggere Ivan nelle sue tante gesta ai massimi livelli come storico dell’Alfa Romeo, nelle vesti di scrittore, di divulgatore e di aggregatore di tanti appassionati attraverso Cinemalfa, l’ho sempre considerato un grande professionista, oltre che un grande appassionato, ma un appassionato serio. Ma senza la passione, nella vita, dove vai?
Sappiamo che Ivan è legato emotivamente all’Alfa Romeo. Ci puoi dire che rapporti hai con questo storico marchio del Made in Italy?
Qui ti deluderò: non guido un’Alfa Romeo. Ma non vedo l’ora di farlo nella vita di tutti i giorni e questo avverrà in un futuro non molto lontano, anche se oramai quello sarà un periodo in cui, della vera Alfa Romeo, non ci sarà più nemmeno quell’ombra sbiadita che c’è oggi. La vita mi ha semplicemente portato altrove.
La mia mente e il mio cuore però mi hanno sempre portato verso l’Alfa che entra a pieno titolo in tutte le mie grandi passioni, compreso il cinema di genere “Poliziesco all’italiana” del quale sono da sempre un avido consumatore. Vedere il muso di una Giulia, a cominciare soprattutto del Biscione, mi dà ancora i brividi e mi commuove. E’ qualcosa che non si può descrivere. Se poi l’Alfa è grigioverde Polizia, è il massimo…
Tu sei uno storico della Motorizzazione della Polizia italiana e sei autore di “Polizia in movimento” e “All’inseguimento dei malfattori” – unici due volumi documentati e prodotto di una ricerca storica presso archivi e collezionisti cha va avanti da quasi trent’anni – con “Naro Alfa” sei passato ai “cattivi”, hai dovuto cambiare approccio?
Ma “Nero Alfa” non parla solo di Alfa della Mala, ma anche e soprattutto di Alfa delle Forze dell’Ordine, almeno per le parti che ho avuto l’onore di curare. E’ proprio per questo che il mio contributo di storico della Motorizzazione della Polizia italiana ha potuto concretizzarsi, portando in dote all’opera aspetti veramente inediti.
La mia ultraventennale attività di ricerca presso la Motorizzazione della Polizia di Stato mi ha permesso infatti di accedere ad un’infinita quantità di dati, molti dei quali hanno rappresentato spunti preziosi che ho potuto utilizzare in molte direzioni. Una di queste è stata “Nero Alfa”. In questo caso, delle targhe civili “di copertura” e dal numero di telaio, sono arrivato ad individuare la targa “Polizia”, quella che in realtà identifica ogni veicolo dell’Amministrazione e, di conseguenza, la cronologia delle assegnazioni. In qualche caso c’è stata anche qualche piccola sorpresa e diverse sono le curiosità.
Mi riferisco anche alla Giulietta 1.8, la “Volante 47” vittima, insieme al suo equipaggio dell’eccidio di Via Prati dei Papa, all’Alfetta blindata che trasportava il Capo della Mobile Ninni Cassarà; all’Alfetta di Domenico Russo, solitario agente di scorta del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa; alla Giulia Speciale furgonata assegnata al brigadiere Luigi D’Andrea e alla guardia Renato Barborini, trucidati da Renato Vallanzasca e dai suoi complici. Prima fra tutte però, vi è l’Alfetta biancospino della scorta di Aldo Moro, della quale sono riuscito a ritrovare casualmente il verbale di collaudo presso l’Autocentro di P.S. di Milano. In rete sono anche riuscito a rintracciare il verbale di presa in carico dell’Autoparco della Questura di Roma, in occasione del sequestro seguito all’agguato. Avere avuto modo poi di vedere dal vivo e toccare questo pezzo di storia, tuttora giacente sotto sequestro in una rimessa dell’Amministrazione, ha rappresentato il culmine emotivo di tutto.
Proseguendo la rassegna, attraverso le numerose Pantere Alfa Romeo Giulia e 2600 Sprint, si rivivono le fasi dell’inseguimento alla FIAT 1100 della Banda Cavallero, con un taglio inedito visto attraverso le tecniche operative utilizzate nel settore antirapina alla Questura di Milano che ho potuto attingere al mio archivio storico di “Polizia moderna” periodico ufficiale del Corpo.
Oltre a tanti aspetti inediti, c’è anche qualche mito sfatato. E se parliamo di Polizia e di mito possiamo, ad esempio, riferirci alla celebre Ferrari 250 GTE nera degli anni Sessanta. Ma cosa c’entra la Ferrari “di Spatafora” con un libro dedicato alle Alfa Romeo? C’entra se da troppi anni la leggenda diventa fake, come diremmo oggi. Abbiamo sempre letto che dalla scalinata di Trinità dei Monti scese giù la Ferrari all’inseguimento di un’Alfa 2500 (?) e già questa cantonata automobilistica dovrebbe far pensare…
Ma come andò davvero quel giorno e quando esattamente tutto ciò accadde? Chi furono i protagonisti di quell’episodio? Quali furono le vetture realmente coinvolte? Come andò a finire? Cosa c’era di vero e cosa c’era di leggenda in quello che sentiamo ripetere da decenni? Per sc0prire tutto questo, finalmente chiarito dalle fonti dell’epoca, basta leggere “Nero Alfa”!
Con il prossimo libro sulla Giulietta scritto da Ivan, avendo curato la parte dedicata all’utilizzo di questa vettura da parte delle Forze dell’Ordine, sei quindi tornato soprattutto ad occuparti della Polizia. Sai già di cosa ti occuperai nel prossimo libro?
Un progetto c’è, ma con l’Amministrazione si va sempre un po’ al rilento. E’ un mio vecchio pallino ed è molto più che un’idea. Anzi, le idee sono molto chiare. Diciamo che ha a che fare con la Polizia Stradale ed è stata accettata con un certo entusiamo. Vedremo…



