Dopo Mala Cars, hai scritto Alfa Rosse Noir Italia dove ci sono altre storie legate alla malavita, secondo te perché la mala vita sceglieva sempre Alfa Romeo come auto di “servizio”?
La malavita ha usato, almeno fino a metà degli anni ottanta, quasi esclusivamente auto Alfa Romeo per una serie di ragioni. La prima è pratica: ce l’hanno le forze dell’ordine, la devi avere anche tu; poi è facile da rubare, perché ne vendono in grandi quantità; ma soprattutto, a quei tempi non c’era nessun’altra berlina capace di starle dietro. Poi c’è un lato che definirei fisiognomico. L’Alfa ha l’aria, l’indole cattiva; diviene naturalmente, se non elemento criminale, un elemento che “veste” la persona sopra le righe. Anche un bandito come Lutring, che spacconeggiava nei night club con auto americane, Cadillac, Buick, Fairlane, alla fine per il “lavoro”, così i malviventi chiamano la rapina, usava sempre e solo Alfa.
Dopo questi due libri sarà prevista una trilogia?
Sto lavorando a chiudere la trilogia. Ci sono ancora tante storie da raccontare, gialli e misteri del Novecento italiano in cui l’Alfa Romeo entra a pieno titolo come protagonista o come testimone. Non voglio ora anticipare, ma si tratta ancora di vicende importanti, che hanno scosso la coscienza di questo paese.
Che rapporto hai con l’Alfa Romeo?
Un rapporto di fascinazione tra il letterario e il mitologico. Però non ne possiedo una, non la guido. La mia automobile è una Mini Cooper. L’ho comprata rossa e nera, che somigli un po’ a un’Alfa. Quanto all’azienda Alfa Romeo, spero che in questo difficile passaggio epocale possa fare buoni guadagni e mantenere alto il suo storico nome. Non entro mai nella polemica Alfa prima e dopo il 1986. Credo che oggi il marchio Alfa Romeo abbia poco interesse a rispolverare il suo passato poliziottesco, come invece faccio io. Questo può essere comprensibile. L’Alfa deve fare fatturato. Io faccio letteratura.
Tra Mala Cars ed Alfa Rosse Noir Italia c’è un episodio storico che ti ha lasciato l’amaro in bocca mentre lo scrivevi?
Sia in Mala Cars che in Alfa Rosse Italia Noir, e anche nel terzo volume che sto scrivendo, mi occupo di terrorismo rosso e nero. Penso alle vittime, che bisogna sempre ricordare, senza avere mai indulgenze romantiche verso la vita avventurosa del delinquente o del terrorista. Ho un figlio adolescente, e rabbrividisco, penso a quante giovani vite sono state buttate in quegli anni dentro a quell’inutile delirio.


